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Note di biografia gramsciana,
e sulle vittime italiane delle epurazioni staliniane

Blog Storia PCI
venerdì 14 febbraio 2020
(revisione: 15 gennaio 2021 10:55:34)

Elezioni Parlamento 1924

Gli eletti comunisti delle elezioni parlamentari del 1924



Ministero dell'Economia Nazionale. Direzione Generale della Statistica. Statistica delle Elezioni Generali Politiche per la XXVII Legislatura. Copertina


Risultati regione per regione (nessun eletto in Sardegna, e Abruzzo e Molise)
Piemonte


Liguria
Lombardia


Veneto


Venezia Giulia
Emilia


Toscana
Marche


Lazio e Umbria
Campania


Puglia


Calabrie e Basilicata

Sicilia



Gli eletti distinti secondo i partiti politici


Cenni biografici degli eletti. Molti, se non tutti, gli eletti comunisti furono personalità di notevole spessore, con una biografia personale e politica lunga e articolata, spesso controversa, spesso dolorosa, in alcuni casi tragica, in alcuni casi abbastanza nota, in altri piuttosto dimenticata. Per diversi esistono lavori biografici più o meno ampi e precisi, di alcuni abbiamo le memorie, e di tutti sarebbe possibile ricostruire la vicenda umana e politica con una attenta ricognizione delle diverse fonti. Di molti meriterebbe approfondire alcuni snodi della vicenda politica, chiarendo pagine dimenticate o volutamente tenute taciute. Qui si indica solo alcune risorse online facilmente accessibili, per le prime indicazioni biografiche.

  • Bendini Arturo
    «Nato a Brescia il 17 aprile 1891, caduto in Francia il 13 luglio 1944, sindaco di Collegno (Torino) e deputato comunista prima del regime fascista. Da Brescia la sua famiglia si era trasferita in Piemonte, dove Arturo Bendini, dopo l'adesione al PCdI, era diventato sindaco della cittadina alle porte di Torino e, nel 1924, deputato al Parlamento. All'entrata in vigore delle Leggi eccezionali fasciste (novembre 1926), Bendini riuscì ad emigrare clandestinamente. Ciò non gli evitò di essere deferito al Tribunale speciale con altri compagni che, il 4 maggio 1928, furono condannati dai fascisti. Con Gramsci e Terracini ed altri, Arturo Bendini fu poi anche imputato nel cosiddetto "processone" al Comitato centrale del Partito comunista, ma la sua posizione venne stralciata perché latitante. Lui intanto, era molto attivo nell'emigrazione francese. Nel 1941, l'antifascista italiano fu arrestato dalla polizia del governo collaborazionista di Vichy. Imprigionato a Gaillac (Aveyron), Bendini restò in carcere per anni, sino a che, il 17 aprile 1944, non fu liberato, con un audace colpo di mano, da un gruppo di Francs-tireurs partisans. Si unì ai partigiani francesi nella lotta armata contro gli invasori tedeschi, fino a perdere la vita nel corso di un'azione. Nel Comune dove fu sindaco, dopo la Liberazione hanno intitolato una via ad Arturo Bendini; il 3 marzo 2008, l'Unione di Collegno del Partito Democratico, gli ha intestato una Fondazione "per la tutela del patrimonio e dei valori della Sinistra". 25 Luglio 2010»,  da ANPI, Arturo Bendini.

  • Maffi Fabrizio  Vedi Dizionario Biografico Treccani - Fabrizio Maffi

  • Graziadei Antonio Vedi Dizionario Biografico Treccani - Antonio Graziadei. In particolare, leggi la sintesi delle particolari teorie economiche di Graziadei, critiche sia del marxismo sia del marginalismo. Vedi il post su un incontro del 1978 a lui dedicato.

  • Fortechiari Bruno Vedi Dizionario Biografico Treccani - Bruno Fortechiari.

  • Repossi Luigi
    «Nato a Milano il 2 marzo 1882, deceduto a Milano il 4 febbraio 1957, tornitore meccanico, dirigente sindacale. Abitava nel capoluogo lombardo a Porta Ticinese e lì cominciò, giovanissimo, ad appassionarsi ai problemi sindacali. Attivo partecipe delle lotte sindacali di fine ‘800, alla vigilia della prima guerra mondiale Repossi fu tra i più decisi oppositori dell’entrata dell’Italia nel conflitto, atteggiamento che nel 1917 gli costò la condanna a 5 mesi di detenzione e l’assegnazione al confino. Nel biennio 1919-1921, Repossi fece parte del direttivo milanese della FIOM e al Convegno socialista di Imola fu tra gli elaboratori del manifesto-programma della Frazione comunista, tanto che il 21 gennaio 1921 fu eletto a Livorno nell’Esecutivo del Partito Comunista d’Italia. Dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, fu Repossi a pronunciare in Parlamento il famoso discorso di accusa del governo fascista che gli valse, nel 1926, con altri deputati comunisti, l’arresto e il confino a Lipari e a Ponza. Tornato in libertà, Repossi riprese a Milano i contatti coi suoi compagni della “Sinistra Comunista” e con loro fu espulso dal Partito per non avere sottoscritto la condanna di Troski, emessa dall’Internazionale Comunista nel febbraio 1928. All’inizio della Seconda guerra mondiale nuovo arresto e internamento a Istonio (oggi Vasto, in provincia dei Chieti). Dopo l’8 settembre 1943, respinta la sua domanda di rientrare nel Partito comunista, il dirigente sindacale si iscrisse al PSI e dopo la Liberazione fu chiamato a rappresentare questo partito nella commissione lavoro e previdenza sociale in seno alla Consulta. Negli anni dell’immediato dopoguerra fu ancora attivo nella Camera del Lavoro di Milano. Trascorsi in condizione di estrema povertà i suoi ultimi anni, Repossi, colpito da paralisi, si è spento in un letto di ospedale. 24 Novembre 2011», da ANPI, Luigi Repossi.

  • Riboldi Ezio
    Non trovo online una attentibile biografia di Riboldi. Fu nel gruppo socialista espulso nel 1924 per aver contribuito a "Pagine Rosse", rivista a favore della fusione con il PCdI alle condizioni poste dalla III Internazionale. Condannato dal Tribunale Speciale, accettò poi la grazia richiesta nel 1933 dalla moglie, e fu quindi espluso dal PCdI. Un suo tardo volume di memorie fu pubblicato dalla casa editrice di Seniga: E. Riboldi, Vicende socialiste. Trent'anni di storia italiana nei ricordi di un deputato massimalista, introduzione di Giuseppe Tamburrano, Milano, Edizioni Azione Comune, 1964.

  • Borin Iginio
    «Nato a Masi (Padova) l'8 dicembre 1890, deceduto a Venezia il 25 febbraio 1954, portuale. Socialista dal 1915, Borin passò nel 1923 al Partito comunista e fu eletto deputato nelle elezioni del 1924. Dopo il 1926 era già confinato a Favignana e nel 1928, nel "processone" intentato contro i comunisti, fu condannato dal Tribunale speciale a 17 anni di reclusione. Liberato per amnistia nel 1937, il dirigente dei portuali veneziani fu confinato a Ponza e a Ventotene sino alla caduta del fascismo. Dopo l'8 settembre 1943 militò nella Resistenza veneta, battendosi nella Prima Brigata "Gramsci", che era collegata alla Brigata Garibaldi di Padova. Durante l'occupazione tedesca, i partigiani di Borin controllavano la zona dalla periferia di Strà a Chioggia e, dall'altro lato, da Strà a Fiesso d'Artico, a Lughetto e Lona. Nel primo dopoguerra Igino Borin presiedette la Compagnia lavoratori portuali di Venezia. 25 Luglio 2010»,  da ANPI, Igino Borin.

  • Gramsci Antonio  OK

  • Gennari Egidio  Vedi Dizionario Biografico Treccani - Egidio Gennari

  • Srebrnic Giuseppe
    «Nato da una famiglia operaia slovena a Salcano, Gorizia, il 28 febbraio 1884. Iscritto alla facoltà di giurisprudenza di Graz, in Austria, è richiamato alle armi dall'esercito austro-ungarico nel primo conflitto mondiale, viene inviato sul fronte russo, dove viene fatto prigioniero nel 1917. Da prigioniero partecipa al movimento di appoggio alla rivoluzione bolscevica e promuove la fondazione della sezione jugoslava del partito bolscevico.
    Tornato in Italia nel 1919, come componente della minoranza slovena partecipa alla costituzione del partito comunista d'Italia nel 1921. Nel 1924, nelle liste del PCd'I è eletto deputato nella circoscrizione di Gorizia. Col il varo delle leggi eccezionali; Srebrnic viene dichiarato decaduto come deputato e condannato a cinque anni di confino ad Ustica.
    Prosciolto nel febbraio 1932 viene nuovamente condannato un anno dopo ed inviato a Lipari e quindi a Ponza. Condannato al confino una terza volta nel 1941 finisce a Ventotene e da qui a Renicci, trascorrendo complessivamente 12 anni della sua vita confinato.  Da Renicci si liberò, assieme a tutti i prigionieri italiani e slavi il 14 settembre 1943. Rientrato nella Venezia Giulia è membro del comitato regionale di Liberazione della Slovenia nel febbraio 1944. L'11 luglio 1944 Srebrnic perde la vita assieme a tre compagni nel tentativo di guadare l'Isonzo in piena»,  da Istituto Storico Aretino della Resistenza e dell'Età Contemporanea, Giuseppe Srebrnic.

  • Ferrari Enrico
    (Essendo Graziadei risultato eletto in due circoscrizioni, deduco che in Emilia lasciò il seggio a Ferrari.)
    Non trovo online una attendibile biografia di Ferrari. Ferrari, condannato nel processo del Tribunale Speciale contro la dirigenza del PCdI, chiese infine nel 1937 la grazia, e apparentemente collaborà poi con il giornale di Bombacci, La Verità. Nel suo libro Lo Scambio, Fabre ricostruisce come il figlio Dino, assunto dall'Ambasciata sovietica a Roma per aiutare la famiglia, si riveli nelle carte di archivio essere stato ingaggiato dalla polizia politica italiana come spia del regime fascista.

  • Picelli Guido
    Per l'importante figura di Picelli, online trovo principalmente una breve biografia su una rivista locale: Guido Picelli. Una nota di Roberto Spocci. Picelli, deceduto nella guerra di Spagna, è stato oggetto di diverse controversie storiografiche, in particolare per accertare se subì una caduta in disgrazia quando rifugiato in URSS, e se ebbe contatti con il POUM, controversie che hanno riguardato -con minori evidenze- anche le circostanze della sua morte. Uno storico locale ha scritto la biografia per ora più dettagliata: Fiorenzo Sicuri, Il guerriero della rivoluzione. Contributo alla biografia di Guido Picelli, Uni.Nova, Parma, 2010.

  • D'Amen Onorato
    Non trovo una biografia online attendibile di Onorato Damen a cui rinviare (si trovano invece in vari siti web militanti la versione digitale di molti dei suoi interventi e scritti). Ricordo solo che Damen fu uno dei principali esponenti della Sinistra Comunista, che sarà al confino per quasi tutto il periodo del fascismo, e poi politicamente attivo nel dopoguerra nelle piccole formazioni della Sinistra internazionalista, anche con originali considerazioni teoriche e un particolare impegno nella denuncia dello stalinismo. Rinvio alla variegata letteratura della e/o su la Sinistra Comunista italiana per dettagli della sua interessante biografia, ricordando qui solo il suo testo sul pensiero di Gramsci:

  • Molinelli Guido
    «Molinelli, Guido, politico, (Chiaravalle 1894 - Roma 1964).  Giovanissimo aderisce al Partito socialista italiano. Nel 1920 insieme ad altri militanti partecipa alla rivolta dei bersaglieri di Ancona, collabora con i giornali "L'Avanti" e il locale "Bandiera rossa". Nel 1921 aderisce al Partito comunista italiano e nello stesso anno è nominato segretario della Camera del lavoro di Macerata. Nel 1922 fa parte degli Arditi del popolo e viene arrestato poco prima dell'occupazione fascista di Ancona con l'accusa di attività sovversiva. Nelle elezioni politiche del 1924 viene eletto deputato; arrestato a Roma nel 1926 e poi confinato a Ustica con Gramsci, condannato a quattordici anni di reclusione, viene liberato nel 1932 in seguito all'indulto concesso in occasione del decennale della marcia su Roma. Arrestato nuovamente nel 1940 e ancora confinato riesce a liberarsi solo dopo l'8 settembre 1943. Nel gennaio 1944 partecipa a Bari al primo congresso nazionale dei Comitati di liberazione, nello stesso anno entra nel primo governo Bonomi come sottosegretario al Ministero dell'industria e commercio. Nel 1945 fa parte della Consulta nazionale, membro della Costituente e del Senato e sindaco di Chiaravalle. Muore a Roma nel 1964», da SIUSA, Guido Molinelli.

  • Volpi Giulio
    «Nato a Bracciano, in provincia di Roma, nel giugno del 1877, Giulio Volpi conseguì la laurea in Giurisprudenza e praticò la professione legale fin da subito. Avvicinatosi al Partito socialista, si prodigò spesso per i più deboli, in particolar modo per i contadini delle sue zone privati delle proprie terre e li difese durante le proteste del Biennio rosso (1919-1920). Venne eletto al comune di Bracciano prima consigliere e poi assessore. Nel 1903, durante il commissariamento del municipio, fu nominato “facente funzione sindaco” per un paio di mesi. Fu anche consigliere del comune di Roma, prima dell’avvento del fascismo. Oltre all’impegno locale, Volpi si dedicò anche alla politica nazionale candidandosi alle elezioni politiche come deputato alla Camera tra le fila dei socialisti. Vinse per tre legislature (dal 1919 al 1927; alla tornata del 1924, poiché forse alla scissione di Livorno del 1921 aderì al neonato Partito comunista italiano, fu eletto nel collegio unico Umbria-Lazio nella Lista comunista, ottenendo più di 3.500 suffragi) e in Parlamento fu membro della Giunta generale del bilancio e dei conti consuntivi dal dicembre 1919 all’aprile 1921. Dopo il delitto Matteotti, Volpi entrò in clandestinità, venne arrestato e mandato al confino, dapprima a Ponza (gennaio 1927-novembre 1931) e poi per un periodo ad Amelia, in Umbria. Morì nella sua città natale poco dopo la fine del secondo conflitto mondiale, ovvero nel luglio 1947.», da Il dizionario biografico multimediale dei parlamentari umbri dall’Unità alla Costituzione, Giulio Volpi.

  • Alfani Luigi  Vedi Dizionario Biografico Treccani, Luigi Alfani

  • Giorgio Carmine
    in Katia Massara, Il popolo al confino. La persecuzione fascista in Puglia. Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Strumenti CXIV. Archivio Centrale dello Stato. MIBAC, Ufficio Centrale per i beni archivistici. Roma, 1991

  • Gullo Fausto  Vedi a Biblioteca Gullo, Fausto Gullo

  • Lo Sardo Francesco
    «Francesco Paolo Lo Sardo nasce a Naso il 22 Maggio 1871. Fin dall’adolescenza mostra di avere molteplici interessi culturali. I genitori, di famiglia borghese, lo avviano agli studi sacerdotali nel seminario vescovile di Patti. Il giovane, essendo insofferente nei confronti dell’ambiente clericale, continua i suoi studi a Messina, prima al Liceo e poi alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università peloritana. Insieme a Giovanni Noè fonda un giornale di tendenza anarchico-socialista “ Il Riscatto” sulle cui pagine inizia a propugnare le sue idee progressiste. Rifuggendo gli agi della sua condizione familiare, Lo Sardo, affascinato dalla poesia sociale del poeta catanese Rapisardi, lotta contro la società baronale che opprimeva i contadini e i braccianti.In seguito all’avvento dei “ Fasci siciliani “ “ (1891-1894), ispirati da Giuseppe De Felice Giuffrida, Rosario Garibaldi Bosco, Nicolò Petrina e Nicola Barbato, egli, organizzando i lavoratori, fonda a Naso un fascio operaio. Per questo viene arrestato a ventitré anni e condannato alla vigilanza speciale nelle isole Tremiti. Dopo quattro mesi, a seguito della petizione di studenti e professori universitari e dell’attività dei parlamentari Imbriani e Colajanni, viene liberato. Nella politica siciliana diviene noto come un rivoluzionario. Riprende gli studi e si laurea in legge. La sua professione di avvocato sarà sempre al servizio dei lavoratori. Dall’anarchismo Lo Sardo passa al socialismo continuando la sua opera editoriale su “Il Riscatto” e, incitando alla lotta sociale in tutta Italia, dovrà subire un altro breve arresto nel 1898 che accrescerà la sua fama di instancabile difensore delle classi più deboli. Il terremoto di Messina e di Reggio Calabria del 28 Dicembre 1908 provoca anche la tragica morte del figlio di Lo Sardo, Ciccino. Nonostante ciò l’attività giornalistica losardiana è instancabile nel denunciare gli scandali della ricostruzione e le speculazioni delle imprese edili settentrionali sotto lo sguardo benevolo della curia e della borghesia messinese. Dopo essersi battuto contro l’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale, in modo inatteso e coraggioso si arruola volontario nel Giugno del 1915. Combatte sul Col di Lana e viene gravemente ferito al petto. Nel 1916 ritorna a Messina dove dirige con passione la Camera del Lavoro. Nel 1919 i fascisti lo minacciano: è l’inizio di una persecuzione che culminerà con il carcere e la morte. Deluso dal programma socialista , Lo Sardo si iscrive al Partito comunista d’Italia: “il vero partito socialista… che ha eliminato…gli uomini di poca fede, di dubbia fede, di nessuna fede”. Nel 1924, in un clima di dilagante violenza fascista, Lo Sardo, con più di diecimila voti di lista, viene eletto deputato: è il primo onorevole comunista siciliano. In questo ruolo sarà sempre pedinato dalla polizia. In prossimità dell’emanazione delle “leggi fascistissime”, in violazione dell’immunità parlamentare, l’8 Novembre 1926, viene arrestato. Nel 1928 è condannato dal Tribunale speciale del regime. Nel corso degli anni viene rinchiuso nelle carceri di diverse città: Messina, Catania, Roma, Sassari, Oneglia, Turi di Bari, luogo in cui incontra l’illustre prigioniero Antonio Gramsci, e Poggioreale di Napoli dove muore il 30 Maggio 1931», da Comune di Naso, Sala Lo Sardo, Francesco Lo Sardo. Anche di Lo Sardo è stato pubblicato l'epistolario carcerario: Francesco Lo Sardo, Epistolario dal carcere 1926-1931, a cura e con introduzione di Sebastiano Saglimbeni, Edizioni del Paniere, Verona, 1984 (1988, seconda edizione con nuove lettere aggiunte)

Qualche osservazione. La composizione del gruppo degli eletti è in effetti piuttosto varia, e sarebbe utile raccogliere più elementi per chiarire come le liste furono composte. In questo documento elettorale la lista viene indicata come 'comunista', ma in alcuni testi si trova anche l'indicazione che fu una lista di 'sinistra', indicandola come formata a seguito di un accordo tra PCdI e componente 'terzina' dei socialisti, in particolare della componente che aveva dato vita alla rivista Pagine Rosse. In Palmiro Togliatti, La formazione del gruppo dirigente del partito comunista italiano, Editori Riuniti, 1962, Roma, pag. 202, indica come eletti di provenienza 'terziinternazionalista' Maffi, Riboldi, Lo Sardo e Volpi (e anche Francesco Buffoni, credo per errore). Vicino a Gramsci fu credo l'anziano Gennari (di quest'ultimo che avrà un ruolo non secondario nell'emigrazione politica del PCdI a Parigi e a Mosca, la biografia è articolata, poco studiata e pochissimo nota, e meriterebbe un post dedicato).  Tre - Fortechiari, Repossi e Damen - erano già allora ben caratterizzati come di Sinistra comunista e saranno poi politicamente attivi in una o altra delle piccole formazioni della Sinistra comunista italiana. Giorgio fu sopratutto un sindacalista, nella biografia appare molto legato al suo territorio e personaggio non facilmente inquadrabile. Picelli, i motivi del cui  inserimento in lista andrebbero meglio chiariti, provenendo egli dall'esperienza degli Arditi del popolo, cadde poi in Spagna, nel 1937. Graziadei fu espulso dal PCdI nel 1928, le sue riflessioni di teoria economica (e di revisione marxista) erano state oggetto di una attacco di Zinoviev, ma fu di nuovo nel PCI nel dopoguerra; il PCI gli dedicò studi e convegni negli anni '70 del secolo scorso. Riboldi e Ferrari furono poi espulsi perché cedettero alle pressioni di chiedere la grazia per uscire dal carcere fascista; Alfani si era già dissociato e allontanato dalla politica durante il Processone alla dirigenza. Di alcuni - Bandini, Borin, Srebrnic, Molinelli, Volpi - il percorso di militanza è abbastanza lineare, il che non vuol dire meno ricco o doloroso: repressione fascista, prigionia e/o confino, militanza nell'esilio, partecipazione alla lotta armata nella resistenza, e per chi sopravvisse qualche incarico di partito nel dopoguerra. Gullo fu poi ministro dell'Agricultura, 'Ministro dei contadini', nei governi del dopoguerra in cui il PCI fu presente. Lo Sardo perì in carcere, per lui fatale, nel 1931.

 

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