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Note di biografia gramsciana,
e sulle vittime italiane delle epurazioni staliniane

martedì 9 agosto 2022 (revisione: 16 settembre 2022 19:19:56)

Ambasciata USA vs. PCI, 1975-1979

I documenti di Wikileaks: le comunicazioni da Roma a Washington su il PCI negli anni della solidarietà nazionale e del compromesso storico

 

Free Assange Now!

Tra gli innumerevoli documenti resi noti da Assange e Wikileaks, se ne trovano numerosi rilevanti per la storia italiana recente, e in particolare per i temi di interesse di questo blog. I documenti sono noti da ormai diversi anni (le rivelazioni di Wikileaks furono tra il 2006 e il 2013). In genere i documenti messi on-line da Wikileaks sono considerati non contraffatti, e io pure assumo che non lo siano, pur evidentemente non avendo alcun modo di controllare.

Lanciando il motore di ricerca del sito di Wikileaks con i nomi dei dirigenti del PCI degli anni '70  del secolo scorso ('Pecchioli', 'Pajetta', 'Rubbi', 'Barca', ecc.), si ritrovano diverse decine di documenti, in particolare per gli anni 1974-1980. Per comodità ne ho collezionati una selezione in questo post

(il sito di wikileaks non sempre performa ottimamente. I file .pdf qui raccolti sono stati prodotti con il comando print di un browser, ovvero sono la 'stampa' della pagina web Wikileaks che presenta il documento, e quindi mostrano anche le informazioni relative alla presentazione del documento da parte di Wikileaks. Per quanto capisco, gli originali recuperati da Wikileaks erano già in formato digitale, non cartaceo).

Nel contenuto i documenti che ho consultato sono tutti plausibili. Non vi si trovano particolari rivelazioni, ma -nell'insieme- sono assai utile per ricostruire un clima e il tipo di relazioni tra alcuni protagonisti di quella stagione. Ho evidenziato alcuni passi che mi sono sembrati significativi.

Ricordo che John A. Volpe (8 dicembre 1908 – 11 novembre 1994) fu Ambasciatore USA in Italia dal 6 marzo 1973 al 24 gennaio 1977, e successivamente, dal 21 marzo 1977 al 27 febbraio 1981, lo fu Richard N. Gardner (9 luglio 1927 –  16 febbraio 2019). Il primo era stato nominato da Nixon, il secondo da Carter. EMBOFF = Embassy officlal.

Su la campagna per la libertà di Assange e contro la sua  estradizione negli USA vedi Amnesty, Somersetbean.

  • Cable_1974ROME16077_b
    18 novembre 1974. Commenti su un intervento di Pecchioli contro un memorandum dell'Ambasciatore italiano a Lisbona sulla situazione portoghese.
  • Cable_1975NATO00035_b
    7 gennaio 1975. Resoconto di informazioni su un incontro, a Budapest, il 19-21 Dicembre, tra delegazioni comuniste, preparatorio della conferenza dei Partiti comunisti europei (quella che si terrà a Berlino Est il 29-30 giungo 1976, vedi wikipedia).
  • Cable_1975ROME13266_b
    15 settembre 1975. Resoconto di confidenze ricevute da un membro della delegazione PCI su sviluppi della preparazione della conferenza dei Partiti comunisti europei. Nota l'asserita convergenza posizioni italiane e yugoslave, con menzione visita di Pajetta a Belgrado del 30 agosto.
  • Cable_1975ROME14544_b
    8 ottobre 1975. Breve comunicazione circa la partenza di Pajetta a un incontro, del successivo  8 e 9 ottobre, a Berlino Est, preparatorio della conferenza dei Partiti comunisti europei.
  • Cable_1975MOSCOW15778_b
    3 novembre 1975. Raccolta di confidenze del gionalista Paolo Galimberti sulla complessa redazione del documento preparatorio della conferenza dei Partiti comunisti europei
  • Cable_1975ROME11741_b
    14 agosto 1975. Commenti, a firma Volpe, su un incontro tra delegazioni PCI e PCUS in Mosca, e comunicato finale su détente e situazione portoghese, con toni scettici sul'autonomia del PCI da Mosca
  • Cable_1975ROME11968_b
    20 agosto 1975. Commenti su varie speculazioni presenti in due articoli della stampa italiana, uno de L'Espresso su i rapporti USA-PCI e possibili loro sviluppi, e rispettivamente uno de Il Settimanale su i rapporti URSS-PCI e loro problematiche. Interessanti sia le sintesi degli articoli sia il commento, a firma Volpe.
  • Cable_1976ROME01560_b
    29 gennaio 1976. Commenti, a firma Volpe, su reazione dei comunisti italiani a  un articolo della Pravda a firma Korionov, in genere considerato contro politiche PCI. Significative le considerazioni scettiche dii Volpe: 'THE PCI CONTINUES TO BUILD A PHONY REPUTATION FOR OPEN DEFIANCE OF THE USSR'.
  • Cable_1976ROME02690_b
    19 febbraio 1976. Comunicazione sulla notizia della probabile partecipazione di Berlinguer al 25 congresso del PCUS a Mosca, e su relativi commenti di Pajetta.
  • Cable_1976STATE045328_b
    25 febbraio 1976. Comunicato per tutti i diplomatici USA in Europa,  a firma -mi sembra, da controllare meglio - Kissinger, con allerta anti-PCI.
  • Cable_1976ROME17336_b
    21 ottobre 1976. Commenti sul CC del PCI. Note su posizioni di Berlinguer, Longo e Amendola.
  • Cable_1976ROME17841_b
    2 novembre 1976. Resoconto incontro con Segre, su varie problematiche politiche del PCI.
  • Cable_1976ROME18340_b
    10 novembre 1976. Varie brevi in preparazione visita Sen. Ted Kennedy a Roma. Incontri con Andreotti, FAO e World Food Council, pranzo da Agnelli (con lista invitati suggerita da Furio Colombo).
  • Cable_1976ROME18681_b
    16 novembre 1976. Relazione su visita a Roma del Sen. Ted Kennedy e suo cauto atteggiamento verso comunisti. Commenti sul tentativo fallito di Napolitano di essere invitato in un qualche incontro, e note suilla cautela adottata circa la partecipazione di Segre a un evento con varie personalità.
  • Cable_1976PARIS35783_b
    3 dicembre 1976. Nota su partecipazione Pecchioli e Boldrini alla commissione Difesa del Parlamento europeo.
  • Cable_1976ROME19986_b
    8 dicembre 1976. Resconto conversazione con dirigente PCI su situazione politica e alcune questioni interne al PCI, per esempio posizioni divergenti con Lama. Interessante che sia presente il resoconto su le vacanze sovietiche di alcuni dirigenti: 'THE SOVIET VACATION SCENE. SOURCE SAID THAT HE HAD SPENT HIS SUMMER VACATION AT A SPA IN THE USSR. OTHER PCI LEADERS IN THE USSR AT THE SAME TIME HE SAID WERE COSSUTA (A TOUR OF SIBERIA) AND PECCHIOLI (MOUNTAIN CLIMBING IN ARMENIA).
    ALL THREE SPENT A DAY OR SO IN MOSCOW PRIOR TO THEIR RETURN TO ITALY. WHILE THERE THEY MET WITH ZAGLADIN OF THE SOVIET PARTY'S INTERNATIONAL SECTION. WHILE NOTHING OF SUBSTANCE CAME FROM THE TALKS, THE ITALIANS FELT THAT ZAGLADIN'S ATTI-TUDE WAS FRIENDLIER ON HIS HOME TURF THAN WHEN HE MET SOME MONTHS BACK WITH PCI OFFICIALS IN ITALY'.
  • Cable_1977ROME08958_c
    31 maggio 1977. Riassunto, a firma Gardner, di una intervista sulla stampa italiana a Pecchioli. In particolare: 'IN THE COURSE OF THE INTERVIEW, PECCHIOLI ALSO SUGGESTED THE INVOLVEMENT OF WEST GERMAN AND AMERICAN INTELLIGENCE SERVICES IN THE CURRENT TERRORISM. HE SAID: BEGIN QUOTE IN THE PRESENT PHASE, I BELIEVE THAT THE GERMAN (INTELLIGENCE) SERVICES ARE FAR FROM BEING ABSENT. THE PENTAGON-CARTER CONTROVERSY (SIC) INDICATES THE PROBABILITY THAT EVEN SOME FRINGE OF THE AMERICAN (INTELLIGENCE) SERVICES ARE OPERATING ON OUR TERRITORY, PERHAPS DEVIATING FROM THE DIRECTIONS RECEIVED FROM THE NEW AMBASSDADOR. END QUOTE'.
  • Cable_1977ROME10074_c
    17 giugno 1977. Relazione incontro di un funzionario d'ambasciata  con Luciano Barca, con vari commenti situazione politica e possibile rimpasto governativo. Nota commento funzionario che `WE ARE SEEKING TO AVOID STIMULATING UNWARRANTED MEDIA SPECULATION ABOUT CHANGES IN OUR POLICY TOWARD THE PCI WHICH IN FACT HAVE NOT OCCURRED'.
  • Cable_1977ROME10561_c
    27 giugno 1977. Nota su prossimo viaggio a Mosca di una delegazione PCI di alto livello (Pajetta, Bufalini, Macaluso).
  • Cable_1977ROME12321_c
    28 luglio 1977. MOLTO INTERESSANTE. Lungo resoconto di una conversazione con Pajetta: 'EMBOFF MET WITH ITALIAN COMMUNIST PARTY (PCI) SECRETARIAT MEMBER GIANCARLO PAJETTA IN LOCAL RESTAURANT JULY 22 FOR FIRST CONTACT AT THIS LEVEL OF THE PARTY. PAJETTA MADE A PITCH FOR GREATER AMERICAN PRAGMATISM IN TERMS OF RECOGNIZING THE ROLE OF THE PCI IN CONTEMPORARY ITALIAN POLITICAL LIFE'.
  • Cable_1977STATE183025_c
    4 agosto 1977. Come precedente.
  • Cable_1977ROME19077_c
    21 novembre 1977. Resoconto  su proposta Pecchioli di formare 'CITIZENS' COMMITTEES' per aiutare le forze di polizia contro il dilagare violenza politica, con commenti negativi.
  • Cable_1977MILAN01856_c
    22 novembre 1977. Resoconto consultazioni con una varietà di contatti ritenuti avere 'A SIGNIFICANT PROFESSIONAL JUDGEMENT OF THE SECURITY SITUATION' nel Nord Italia, con commenti sulle ragioni del diffondersi della violenza politica in Italia.
  • Cable_1977MILAN01979_c
    13 dicembre 1977. Resoconto conversazione con magistrato italiano Piero Paiardi, 'NEW CHIEF JUSTICE OF MILAN'S COURT',  su diffusione violenza politica, Brigate Rosse, inopportunità di partecipazione al governo italiano del PCI.
  • Cable_1977MOGADI01994_c
    26 novembre 1977. Nota su viaggio in Somalia di Pajetta. Contiene giudizi piuttosto netti su i rapporti tra Pajetta e il PCUS: '[HE] IS KNOWN AS "MOSCOW'S MAN"'.
  • Cable_1977ADDIS06603_c
    28 novembre 1977. Resoconto, piuttosto malevolo, del sostegno a Mengistu in Etiopia, con commenti piuttosto negativi su Pajetta.
  • Cable_1977ROME19679_c
    30 novembre 1977. Nota su richiesta visti per partecipanti a seminario CENSIS a New York.
  • Cable_1977ROME20021_c
    6 dicembre 1977. Nota, a firma Gadner e tono sopreso, su critica sovietica a posizione PCI su dispiegamento bombe ai neutroni.
  • Cable_1977ROME20211_c
    8 dicembre 1977. Commenti su visita di una delegazione somala in Italia. Ultimo parte contiene commenti su posizione PCI su questioni Corno d'Africa e relative difficoltà.
  • Cable_1977ROME20770_c
    19 dicembre 1977. Riassunto e commenti, a firma di Gadner, su intervista, del giornalista Scardocchia, per il Corriere della Sera, a Pecchioli, circa posizioni PCI su NATO, disarmo, sicurezza, ecc.: 'COMMENT: THOUGH PRESSED HARD BY SCARDOCCHIA, PECCHILI MANAGED TO LIMIT MOST OF HIS RESPONSES TO VAGUE GENERALITIES. THE LOGIC OF HIS ANSERS WAS OFTEN FLAWED, AND HE DROPPED AN OCCASIONAL NON/SEQUITUR, FACTORS WHICH THE AVERAGE ITALIAN READER COULD EASILYHAVE MISSED'.
  • Cable_1977ROME20943_c
    22 dicembre 1977. Resoconto di conversazione con Craxi. (Si noti la varietà di paure espresse da Craxi).
  • Cable_1978ROME00893_d
    16 gennaio 1978. Nota su reazioni italiane a dichiarazione Dipartimento di Stato,  del precedente 12 gennaio, su situaziona italiana.
  • Cable_1978ROME00991_d
    17 gennaio 1978. Breve nota su un seminario (pubblico) del PCI sulla storia dell'URSS.
  • Cable_1978ROME04900_d
    16 marzo 1978. Essenziale nota su rapimento Moro: 'LAST REPORTS PROVIDE FOLLOWING INFORMATION: THAT MOROWAS KIDNAPPED HAS BEEN CONFIRMED. THE BRIGATE ROSSE
    HAVE CLAIMED THE CREDIT FOR THE KIDNAPPING. THE KIDNAPPERS USED A CAR WITH DIPLOMATIC PLATES STOLEN FROM THE VENEZUELAN EMBASSY AND APPEARED IN AIR FORCE UNIFORMS. OF MORO'S FIVE POLICE ESCORTS, FOUR ARE DEAD AND A FIFTH IS NOT EXPECTED TO LIVE. THE CABINET IS IN EMERGENCY SESSION AT THIS TIME.
    EFFORTS ARE UNDERWAY TO HAVE THE NEW ANDREOTTI GOVERNMENT CONFIRMED IN BOTH HOUSES BEFORE THE END OF THE DAY. IN PROTEST, THE THREE LARGE LABOR UNIONS HAVE CALLED A GENERAL STRIKE (EXCEPT FOR ESSENTIAL SERVICES) FROM 11 AM TO MIDNIGHT TODAY. THE SAME UNIONS ARE CALLING FOR A LARGE PUBLIC DEMONSTRATION OF INDIGNATION IN ROME AT 1730 TODAY.'.
  • Cable_1978ROME05588_d
    27 marzo 1978. Breve nota su secondo comunicato BR, durante rapimento Moro.
  • Cable_1978MILAN00534_d
    6 aprile 1978. Resoconto raccolta opinioni effetti politici rapimento Moro.
  • Cable_1978MILAN00529_d
    6 aprile 1978. Resoconto incontro con giornalisti Di Bella, Barbiellini Amidei e Valiani, del Corriere della Sera, su situazione determinata dal rapimento Moro, e loro pressioni affinché l'Ambasciata USA sostenga la linea della fermezza.
  • Cable_1978ROME05809_d
    30 marzo 1978. Nota su terzo comunicato BR e su lettera di Moro con ipotesi di scambio di prigionieri.
  • Cable_1978ROME07904_d
    2 maggio 1978. Resoconto incontro e telefonata con Luciano Barca, su rapimento Moro, censura da parte del PCI di dichiarazioni su possibile coinvolgimento USA, motivi linea della fermezza, effetti nelle relazioni PCI-DC, necessità lotta alle BR anche in ambienti vicini al PCI, e commenti contro Carniti.
  • Cable_1978ROME09512_d
    23 maggio 1978. Commenti, a firma Gardner, di un incontro Pajetta e Rubbi con delegazione Fronte di liberazione eritreo, con speculazioni su rapporti PCI con cubani e sovietici al riguardo situazione eritrea.
  • Cable_1978ROME10456_d
    6 giugno 1978. Commenti a una intervista del corrispondente dell'Unità a New York, a Pajetta, in occasione della presenza di questi a una sessione della Assemblea Generale dell'ONU sul disarmo. 
  • Cable_1978ROME10790_d
    7 giugno 1978. Sintesi e commenti a intervista sul L'Espresso a Pajetta.
  • Cable_1978ROME11996_d
    28 giugno 1978. Commenti, a firma Gardner, su un incontro di Pajetta con Soto (PC cubano), con speculazioni su loro possibili dissidi circa situazione africana, in particolare eritrea.
  • Cable_1978ROME18561_d
    29 settembre 1978. Resoconto, a firma Gardner, primo incontro di un addetto Ambasciata USA con Rubbi, quale nuovo responabile esteri del PCI.
  • Cable_1978TRIEST00496_d
    13 novembre 1978. Breve nota su un seminario del PCI su le forze armate italiane.
  • Cable_1979STOCKH00434_e
    29 gennaio 1979. Resoconto informazioni su visita di Pajetta in Svezia del 17-21 gennaio, con incontri esponenti socialdemocratici.
  • Cable_1978ROME10773_d
    9 giugno 1979. Resoconto conversazione con Reichlin su relazioni estere PCI: 'EMBOFF NOTED NEW ROUND OF SPECULATION IN THE ITALIAN MEDIA, PARTIALLY FUELED BY PAJETTA'S ACTIVITIES IN NEW YORK, SUGGESTING A CHANGED AMERICAN ATTITUDE TOWARDS THE PCI. GIVEN THE FACT THAT THIS SPECULATION IS TOTALLY UNFOUNDED, HE OBSERVED THAT ITS CONTINUATION MIGHT CREATE THE NEED FOR US TO SET THE RECORD STRAIGHT ONCE AGAIN'.
  • Cable_1979TURIN00215_e
    11 giugno 1979. Resoconto risultati elezioni, con commenti su numero voti di preferenza ottenuti da eletti.
  • Cable_1979ROME21670_e
    9 agosto 1979. Nota su opposizione manifestata da PCI al posizionamento in Itala di missili Pershing e Cruise.
  • Cable_1979ROME21902_e
    13 agosto 1979. Resoconto, a firma Gardner, incontro con Rubbi: 'TOUCHING LIGHTLY ON A VARIETY OF SUBJECTS'). Vedi commento finale non particolarmente benevolo su Rubbi: 'COMMENT: WHILE RUBBI'S GRASP OF INTERNATIONAL ISSUES SEEMS LESS SURE THAN THAT OF SEGRE, HE CLEARLY IS MUCH MORE PLUGGED INTO INTERNAL PARTY MATTERS. THE EX-FARM LABORER ORGANIZER, WHO STUDIED IN MOSCOW, IS A FAR DIFFERENT TYPE
    FROM HIS PREDECESSOR; HE IS PARTY FUNCTIONARY FIRST AND DIPLOMAT SECOND'. Sono presenti anche informazioni su 'VACATION PLANS OF PCI LEADERS', piani di vacanza in URSS.
  • Cable_1979ROME22061_e
    16 agosto 1979. Nota su nomine interne del PCI di fedeli berlingueriani.
  • Cable_1979ROME23871_e
    31 agosto 1979. Profilo politico di Cossiga, con commenti su presunte sue opinioni su una varietà di questioni.
  • Cable_1979ROME34445_e
    12 dicembre 1979. Resoconto conversazione con Luciano Barca su situazione politica italiana, posizioni di Amendola, governo Cossiga, ecc..

 


lunedì 14 febbraio 2022 (revisione: 27 febbraio 2022 00:27:31)

Rubbi vs. la DDR

Una intervista su il PCI e la DDR

Una altra utile intervista ad Antonio Rubbi, questa a cura di Sandra Paoli, con data 12 agosto 2021, dal blog ytali.com. Rubbi racconta qualche episodio del rapporto del PCI con la SED (Partito Socialista Unificato di Germania) della DDR, la Germania dell'Est durante la guerra fredda, e di quel che si scriveva nei documenti ufficiali, non sempre corrispondente a quel si diceva negli incontri di lavoro. Rubbi ha il pregio del rispetto per la fattualità degli eventi e delle situazioni, e inoltre dalle sue risposte traspira una solida umanità personale. Curiose e utili, tra le altre, le notazioni su le competenze linguistiche dei dirigenti PCI.

Screenshot, click to enlarge, spero sia leggibile; per comodità di lettura, segue il testo trascritto.

Rubbi, Intervista a ytali.com


Il Pci e la DDR. Parla Antonio Rubbi

di Sandra Paoli

Con Antonio Rubbi abbiamo avuto un’ampia conversazione sui rapporti tra il Partito comunista italiano e la Germania nel lungo periodo nel quale le Germanie erano due, peraltro divise da una cortina invalicabile lungo il confine – un Muro a Berlino -, un periodo nel quale il Pci ebbe un ruolo importante sia nei confronti della DDR sia nei confronti – a ovest – con la SPD.

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In occasione della ricorrenza della costruzione del Muro, esattamente sessant’anni fa, è di grande interesse pubblicare questa nostra conversazione, raccolta di recente, che aiuta a gettare luce su un periodo della storia europea su cui impressioni ed emozioni spesso prevalgono sul resoconto dei fatti.

Antonio Rubbi ha avuto un ruolo di rilievo in quel periodo storico come dirigente nazionale di primo piano del Pci. Una biografia, la sua, che racconta un partito nel quale, nascendo da una famiglia di braccianti di San Biagio d’Argenta (Ferrara), potevi arrivare a Botteghe Oscure, al vertice del Pci, ed essere deputato (per quattro legislature). Rubbi, con Giorgio Napolitano, Sergio Segre, Giancarlo Pajetta, Gianni Cervetti, è stato tra i protagonisti della politica internazionale del partito e dei suoi rapporti con i partiti comunisti, con i partiti dell’Internazionale socialista e con movimenti di liberazione.

Dopo essere stato segretario della federazione della sua città Ferrara, è a Botteghe Oscure, dove dal ‘75 al ‘79 è vice responsabile della sezione esteri del Pci. Sono anni molto importanti, una fase storica molto delicata nei rapporti con l’Est e con la DDR in particolare.
Ho cominciato ad avere un rapporto “serio” con la Repubblica Democratica Tedesca alla conferenza europea dei Partiti comunisti del ‘76: quello è stato un po’ il mio debutto. Anche prima, nella fase preparatoria, che peraltro è durata molto a lungo, fino a costruire poi il documento finale.

Della fase preparatoria, che è durata molto a lungo, cosa ricorda?
Ero il vice di Sergio Segre, andavo con lui e l’accompagnavo nelle missioni. Si lavorava a questa conferenza già da più di un anno, io mi sono aggiunto negli ultimi sei-otto mesi. In seguito ho collaborato alla stesura del documento finale: questi sono stati un po’ i miei inizi. Questa fase riguardava il periodo in cui avevamo iniziato a intraprendere i rapporti con l’SPD, con i socialdemocratici della Repubblica Federale Tedesca. E questo è stato uno dei primi motivi di contrasto con i dirigenti della SED.

Cosa che non approvavano i dirigenti della SED, il vostro rapporto con la SPD…
Pretendevano che noi avessimo rapporti solo con il partito comunista tedesco della Germania occidentale. O comunque che parlassimo con loro prima di prendere contatti con la SPD.

Intanto la SPD e Willy Brandt erano impegnati in una nuova Ostpolitik, una politica di distensione con l’Est …
Abbiamo collaborato anche noi in quella direzione.
Naturalmente abbiamo aiutato anche i comunisti tedeschi dell’Ovest quando c’era il Berufsverbot. Abbiamo dato una mano perché cambiassero il nome del partito, per permettere che fosse in qualche modo accreditato. Una parte della Germania federale non voleva nemmeno che tornasse a essere libero. Anche con il governo italiano abbiamo collaborato: per esempio, abbiamo inviato delegazioni della Repubblica Democratica Tedesca, prima ancora che ci fosse il suo riconoscimento ufficiale, prima che entrambe le Germanie entrassero a far parte dell’Onu e che la RDT fosse riconosciuta dai governi europei.

Quindi il Pci è stata una parte attiva nella politica internazionale italiana di quella fase. Si pensi alla vicenda dello spiegamento dei missili.
Sì, fu certamente una parte attiva, il Pci, ma sulle sue posizioni. Tra gli altri momenti che ho vissuto ricordo un viaggio con Enrico Berlinguer proprio all’epoca della questione dei missili, l’installazione dei Pershing e dei Cruise e degli SS-20, dall’altra parte.

Facemmo un viaggio con Berlinguer che prevedeva prima la Romania, come Paese del Patto che non voleva l’installazione dei missili, poi la Repubblica Democratica Tedesca come fronte d’avanguardia dell’installazione dei missili. La terza tappa era la Jugoslavia, che in quel momento era tra i Paesi non allineati.

Quali leader avete incontrato nella Repubblica Democratica Tedesca?
Erich Honecker e Hermann Axen.

La Repubblica Democratica Tedesca era dunque convinta dell’installazione dei missili?
Era convinta, la DDR, formalmente. Accadeva che, durante la giornata, loro difendessero tutte le posizioni che Mosca diceva loro di difendere e poi, invece, verso tarda notte veniva Honecker – lui e Berlinguer erano molto amici – e ci chiedeva cosa avremmo potuto fare. Ci chiedeva soprattutto di aiutarli a trovare quanto meno un accordo con la SPD – in quell’occasione andava bene anche la SPD – per avanzare l’idea di una zona denuclearizzata di trecento chilometri. Perché, in sostanza, i missili non li volevano nemmeno loro, ma non potevano certo dirlo in un comunicato ufficiale. Anche perché, a quel punto, sarebbero stati installati non solo gli SS-20 ma anche quelli a più corto raggio, cioè gli SS-21 e gli SS-22.

Ci fu un altro viaggio, alcuni anni dopo, quando non c’era più Berlinguer, con Alessandro Natta, diventato da poco segretario. La questione ormai in quell’occasione riguardava principalmente il Muro.

Avete incontrato i funzionari della SED e avete cercato di convincerli ad aprirsi, ma avete trovato una certa ottusità…
Erano proprio fuori dalla realtà.

Eppure c’era Gorbačëv in Unione Sovietica.
Gorbačëv arriva dopo. In quell’occasione Natta disse la famosa frase: “se ci saremo ancora …”. Aveva capito che stava crollando tutto. Axen poi, alla cena, venne da solo proprio per chiedere a Natta cosa intendesse con quella frase. 

Non s’erano resi conto che la situazione stava cambiando?
Natta gli disse che, secondo lui, se non si fossero aperti un po’, saremmo stati travolti tutti quanti, chi più chi meno.

A proposito della relazione personale tra Berlinguer e Honecker, cosa ricorda?
Erano stati insieme nella Federazione mondiale della gioventù democratica fin dagli anni Cinquanta e avevano un rapporto personale abbastanza forte. Un’amicizia che hanno conservato anche dopo, anche se le rispettive posizioni sul piano politico e la formazione politica erano molto diverse e distanti.

Berlinguer e il suo capo ufficio stampa e segretario Antonio Tatò lavoravano ore e ore insieme per preparare i discorsi, per trovare le parole giuste da dire…
Tatò lavorava molto sui testi di Berlinguer, ma Berlinguer dava incarico anche ad altri. A seconda delle tematiche, talvolta chiedeva dei contributi anche a me, ad Aldo Tortorella, ad altri compagni. Tuttavia, chi gli era più vicino era sicuramente Tatò, non c’è dubbio. Ma la lettura finale di un testo e l’approvazione erano sempre del segretario Berlinguer.

Leonid Breznev, a al suo fianco Mikhail Suslov, in un incontro con Enrico Berlinguer (al suo fianco l’interprete, Antonio Tatò e Antonio Rubbi)

Il grande scrupolo di Berlinguer doveva essere non solo caratteriale ma era anche determinato dalla consapevolezza che i suoi testi ricevevano una lettura attenta fin nelle virgole…
Certamente. È così.
Ho lavorato al suo fianco tanti anni e sono sempre rimasto sbalordito da un oratore come Berlinguer – parliamoci chiaro, non era un grande oratore – e da come lui non facesse mai comizi. Le sue erano conferenze, mai comizi. E il fatto che a piazza San Giovanni per la chiusura della campagna elettorale o a conclusione della festa nazionale dell’Unità mezzo milione di persone stesse ad ascoltarlo per un’ora e mezza, “avvinti”, questa è la definizione corretta, è un qualcosa che non sono mai riuscito a spiegarmi. Proviamo a pensare ai politici di oggi, che non dicono altro che parolone quando fanno i loro discorsi… e lui invece faceva delle conferenze, non lasciava mai spazio alla retorica, se non molto raramente. Era difficilissimo per lui fare una battuta. Quando gli chiedevano un’intervista, rispondeva “chiedetela a Pajetta, che a lui piacciono le interviste”.

Sapeva essere coinvolgente Berlinguer, ragionando, mai urlando…
Sì, diceva cose interessanti e le diceva con un linguaggio che era il suo, molto ricercato. Nonostante questo, la gente l’ascoltava con grandissimo interesse.

Un discorso da ricordare è quello pronunciato a Mosca nel sessantesimo della Rivoluzione dOttobre.
A Mosca andai con lui per il sessantesimo della Rivoluzione d’Ottobre. Prima dell’intervento fu chiesto di cambiare il testo, di accorciarlo. Lo volle cambiare lui stesso.

C’erano stati problemi di traduzione sulla parola pluralismo, no?
Eh sì. Gli avevano detto che avrebbe potuto parlare non solo sette minuti, ma anche di più. Invece dopo, per un contrordine, siccome c’era un numero di partiti superiore al previsto, occorreva ridurre i tempi e allora si portarono via il testo, proponendo poi di togliere le parti dove c’era il termine pluralismo. Berlinguer invece tolse le parti che riguardavano il contributo dato dai sovietici nella seconda guerra mondiale. Quando tolse quel pezzo disse: “sto togliendo questa parte, ma mi dispiace, però l’altra non posso assolutamente non metterla”. Gli dispiaceva perché non dimenticava che c’erano stati 25 milioni di morti…

Si legge che c’erano stati problemi di traduzione…
I problemi di traduzione derivavano dal fatto che quelli che erano in cabina che facevano la simultanea erano un po’ più lenti rispetto a Berlinguer, il quale la sera, davanti allo specchio, facendo le prove, aveva calcolato come stare nei sette minuti. Allora precedeva sempre un attimo quello che arrivava dopo dai microfoni. Berlinguer si sorprese molto del brusio che c’era nell’aula, dove c’erano cinquemila persone, proprio quando lui stava parlando del contributo dato nella vittoria sul nazifascismo. Lì fu sorpreso, ma non poteva sapere che stavano traducendo una parte precedente. Gli interpreti stavano ancora parlando dei temi del pluralismo e dello stato di diritto, che era ciò che dava loro più fastidio.

Tornando a Berlinguer e Honecker, in che lingua parlavano tra di loro?
C’era sempre l’interprete. Parlava solo francese, Berlinguer. E non ho mai sentito parlare Honecker in altre lingue. Devo dire che questo era un po’ un limite dei dirigenti di quell’epoca.

I dirigenti allora parlavano il russo?
Il russo lo parlava Togliatti, non benissimo e con un forte accento, e lo parlava – malissimo – Pajetta. Ma non voleva che gli si dicesse che lo parlava male. Anzi, addirittura voleva che capissero le barzellette che raccontava! E questo già è difficile per qualcuno che lo parla bene, il russo, figuriamoci per uno che non lo conosce. Abbiamo cominciato un po’ dopo io e Cervetti. Napolitano, parlava già bene inglese allora. E anche Segre parlava molto bene il tedesco, naturalmente, perché era stato tanti anni in Germania e la prima moglie era tedesca. Insomma, alcuni parlavano l’inglese, il francese in tanti. Pajetta per esempio parlava bene il francese.

Erano anni in cui il Pci era osservato con attenzione dai partiti dell’est per la sua crescente tendenza all’autonomia da Mosca. Anche da parte della SED…
A cavallo degli anni Ottanta, ormai il Pci aveva già preso tutta una serie di posizioni, come l’eurocomunismo, la scelta della Nato, etc. Intanto c’era la crisi della Polonia. In quegli anni i sovietici facevano lavorare gli Stati più fedeli, come la Cecoslovacchia. Era quello che Berlinguer definì “il lavorio”. Erano fondamentalmente tre i paesi che facevano il lavorio: tedeschi, bulgari e cecoslovacchi. Lo facevano soprattutto attraverso le associazioni di amicizia e sostenendo quei giornaletti che soprattutto al nord uscivano come fogli di propaganda.

Enrico Berlinguer e e Erich Honecker

A un certo punto la SED iniziò a privilegiare l’associazione Italia- Repubblica Democratica Tedesca rispetto al Centro Thomas Mann. Proprio per il “lavorio”?
Sì, proprio per questo. Le cose cambiano un po’ nella fase in cui viene in Italia come ambasciatore Gysi, che aveva idee completamente diverse…

Klaus Gysi?
Sì. Era una gran bella persona, era una persona deliziosa e non condivideva la politica che portavano avanti i suoi massimi dirigenti. E mi permetta di aggiungere, aveva una gran bella moglie!

Questo aiutava? Era piacevole per voi incontrarli?
Pensi che c’è stato un momento in cui tutti gli ambasciatori dell’Est stavano con donne giovanissime! Sembrava l’avessero fatto apposta.

Allora, Gysi, era riuscito a incidere positivamente?
Sì, credo che Gysi non abbia sostenuto il prosieguo del lavorio. Sta di fatto che non ne hanno fatto molto con lui a Roma. Erano costretti a riparare sulle associazioni di amicizia, dove le ambasciate c’entravano poco o comunque volevano entrarci poco. Per esempio, anche l’ambasciatore della Cecoslovacchia, che poi è morto annegato qui a Fregene sulle nostre spiagge, si raccomandava sempre e diceva “ma che colpa ne ho io? Perché non ve la prendete con quelli che ci hanno invaso e ve la prendete con me?” E aveva un po’ ragione. Rispondeva sempre “queste cose ditele ai russi, non a noi”.