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Note di biografia gramsciana,
e sulle vittime italiane delle epurazioni staliniane

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I post di gramsci.giustizia.org

martedì 23 marzo 2021 (revisione: 13 aprile 2021 10:32:15)

Pons vs. Berlinguer, 2

Qualche pagina da Silvio Pons, «Berlinguer e la fine del Comunismo», Einaudi, Torino, 2006


Le scansioni, con qualche passaggio evidenziato, del capitolo «Lo 'strappo' riluttante»  di Silvio Pons,  «Berlinguer e la fine del Comunismo», Einaudi, Torino, 2006 (vedi post), capitolo dedicato ai dibattiti nel PCI nei giorni successivi al colpo di Stato militare in Polonia, 1980. Segue qualche ulteriore brevissimo commento.


Clicca sulla scansione per ingrandirla. Puoi scorrere le scansioni.


Tre passaggi che mi hanno colpito:

  • il giudizio liquidatorio delle posizioni di Tatò, che pur di Berlinguer fu stretto consigliere;

  • la teoria, attribuita a Berlinguer, delle tre fasi storiche del movimento socialista: socialdemocratica (fino alla prima guerra mondiale?), sovietica e quindi quella auspicata con protagonista il "movimento operaio nell'Occidente europeo" (eurocomunista?), teoria che appare piuttosto bislacca, e che, se fu realmente teorizzata, fu un wishful thinking per evitarsi il dilemma, in effetti ineludibile, tra 'ci siamo sbagliati fin dal 1917' e 'nonostante tutto l'URSS è meglio e da difendere';

  • tra le righe, il danno di non aver lasciato andare Cossutta, che nelle note qui non riprodotte Pons suggerisce chiaramente che abbia agito in combutta con Ponomariov.

I motivi della riluttanza dello «strappo» furono probabilmente diversi, oltre quello alla fin fine principale, che nessuno modifica completamente delle  ben radicate convinzioni con cui si è identificato per gran parte della propria vita (se non forse per eventi traumatici o a seguito di circostanze eccezionali). Valse poi,  io credo, non tanto il timore di un ampia emorragia di militanti e/o elettori -che non ci sarebbe stata (semmai ebbe un peso il mito dell'unità)-, ma la contezza della difficoltà di collocare, nel quadro interno oltre che in quello internazionale, un PCI completamente divorziato da Mosca. Per il quadro interno: possibile nel 1975/1980 avere un terzo partito socialista in Italia? La storia post 1989 mostra come ciò sia stato difficlle perfino quando gli altri partiti socialisti erano scomparsi. Questa oggettiva difficoltà, io credo, deve essere tenuta presente quando si cerca di capire il percorso politico che si cercò di percorrere con le formulazioni di collocazioni terze, e di terze vie.


giovedì 11 marzo 2021 (revisione: 8 aprile 2021 21:22:43)

Liguori su Fabre

Una recensione corretta, ma poco generosa

Guido Liguori «Gramsci e lo scambio mancato», Critica Marxista, n.6, 2015, recensione di Giorgio Fabre «Lo Scambio. Come Gramsci non fu liberato», Sellerio, 2015; copia digitale reperibile a academia.edu (per comodità, copia locale).

Liguori ricorda qualche principio di cautela storiografica , indi i dati della vexata quaestio dei tentativi di scambio per la liberazione di Gramsci (e indica velocemente ma in modo esaustivo i documenti noti più pertinenti), poi riconosce quel che anche a me pare il merito principale del libro di Fabre: l'enfasi sul ruolo giocato -da un certo punto in poi-  dell'Ambasciata sovietica a Roma nella gestione della vicenda Gramsci , e accenna infine a un difetto obiettivo del libro, un qualche eccessivo aggiungersi di osservazioni e ipotesi non sempre in modo coerente tra di loro .

La contestazione centrale di Liguori però è un altra: egli contesta che "[Fabre] part[a] dal pregiudizio [...] secondo cui Gramsci in carcere era visto dal suo partito e soprattutto da Togliatti come un nemico. Un pregiudizio che riaffiora più volte, sia pure contraddittoriamente (perché argomenti in senso contrario vengono pure portati dall’autore), nel libro e che fornisce un fastidioso timbro di fondo di tutta la ricostruzione offerta"; un pregiudizio che io però non vedo così presente nel testo di Fabre, e semmai è in Liguori che traspare un pregiudizio a favore di Gramsci, che egli fosse inviso ("messo in cattiva luce") a Stalin per le lettere del 1926, e che questo influì sulla vicenda, una ipotesi possibile ma non così sicura.

Sulla questione del mancato scambio le mie opinioni sono che non fu mai un vera opzione -non abbiamo nessuna evidenza che fosse considerata una opzione da parte del fascismo, di fatto non ci furono mai chiari vantaggi a perseguire uno scambio per alcuno dei player principali- e parlarne in qualche modo distorce il racconto di come andarono le cose. In questo senso la monografia di Fabre ha un vizio di impostazione iniziale, e le varie considerazioni di buon senso di Liguori sono condivisibili. Allo stesso tempo, vi è stata sicuramente una difficoltà, un imbarazzo successivo a raccontare i dettagli della vicenda Gramsci, e qualcosa deve essere chiarito per spiegare quel successivo imbarazzo: una circostanza, degli atti e/o una qualche responsabilità deve essere accaduta che poi indussero in una lunga reticenza. Se non fu un abbandonare Gramsci in carcere in quanto ormai 'nemico' (in effetti una totale sciocchezza, anche per chi assume la contrarietà di Gramsci agli sviluppi sovietici, contrarietà che comunque non è così scontato da affermare), ci deve essere comunque stato qualcosa che poi si evitò di raccontare.  Su questo Liguori sorvola, e per questo, io credo, la sua recensione, per quanto in molte osservazioni del tutto precisa, mi appare un poco pedante, e meno generosa di quel che poteva/doveva, che Fabre materiali e considerazioni per capire le origini di quel imbarazzo ne ha raccolti diversi e di interessanti, mettendoli a disposizione a tutti coloro che sono affezionati alla figura di Gramsci.



giovedì 11 marzo 2021 (revisione: 15 marzo 2021 17:23:43)

Tatiana Schucht a Roma

Lattanzi alla ricerca d Tatiana Schucht

Eleonora Lattanzi, «Sulle traccie di Tatiana Schucht», in «Un nuovo Gramsci. Biografia, temi, interpretazioni», a cura di Gianni Francioni e Francesco Giasi, Viella - Libreria editrice, Roma, 2020.

Segnalo un utile, recente articolo di Eleonora Lattanzi su Tatiana Schucht, come ben noto cognata di Gramsci, e di Gramsci amorevole 'badante' durante i lunghi anni della prigionia. In particolare la Lattanzi, che di carte gramsciane se ne occupa da diversi anni (vedi nota), ha raccolto -tra diversi archivi e qualche frammento di testimonianza, comparso nel tempo, di chi la conobbe- sufficienti dati per ricostruire la vita di Tatiana Schucht a Roma. Risulta che Tatiana, trasferitasi in Italia con la famiglia nel 1908, dopo studi in Francia, vi rimase anche quando gli altri familiari, all'inizio della prima guerra mondiale, ritornarono in Russia. La Lattanzi delinea la rete di amicizie e contatti e i diversi elementi della vita a Roma della Schucht, tra tentativi di ulteriore studio universitario, attività di -diremmo oggi- volontariato, lavoretti di insegnamento e traduzione. Emerge che, per qualche motivo, la Schucht via via diradò di molto i contatti, anche solo epistolari, con i familiari, tant'è che dalla Russia le sorelle chiesero a Gramsci -che le aveva conosciute nel 1922, durante il suo primo viaggio in URSS- di rintracciarla e di chiederle di riprendere i contatti, compito che Gramsci svolse quando potè (cioè nel breve periodo a Roma in cui fu protetto da immunità parlamentare) con l'aiuto di un funzionario dell'ambasciata sovietica a Roma, e riuscì a portare termine nel febbraio 1925, e anche con particolare successo, che Tatiana -come le sorelle- appare fu colpita nel profondo, e fin dal primo incontro, dalla personalità di Gramsci.

Per la biografia di Gramsci, è interessante sottolineare, io credo, che  solo dopo questi incontri  Tatiana riprese i contatti con gli ambienti sovietici in Italia, e ne fu poi aiutata: ebbe un impiego prima alla Rappresentanza commerciale di Milano, poi -negli anni in cui assistette Gramsci- all'Ambasciata sovietica a Roma (come traduttrice per la sicurezza NKVD, e -nell'ultimo periodo- per l'addetto militare, come racconta in una sua lettera del 1939 -da ritenere del tutto attendibile- scritta  al suo ritorno in URSS alle autorità sovietiche, lettera pubblicata in Italia alcuni anni fa nei volumetti di ricordi del nipote Antonio Gramsci Jr.).

Tra gli altri, il lavoro della Lattanzi mi chiarisce un elemento della vicenda Gramsci in carcere: nei primi anni a Roma, Tatiana aveva stretto rapporti di conoscenza (amicizia) con il professore Raffaele Bastianelli ("padre dell'oncologia italiana"), e fu evidentemente grazie a questa conoscenza che poi Tatiana riuscì ad avere l'interessamento dei medici Arcangeli e Puccinelli -del Bastianelli "collaboratori"- che redassero referti medici utili per migliorare le condizioni carcerarie di Gramsci; non furono quindi né il Partito, né il giro di Sraffa, né l'ambasciata sovietica a provvedere a questo non secondario aspetto della vicenda.





Nota. Si trova in rete il CV della Lattanzi, tra i cui titoli leggo: Dottorato di ricerca in scienze librarie e documentarie (XXIX ciclo). Dipartimento di scienze documentarie, linguistico filologiche, geografiche della Facoltà di Lettere, Università “La Sapienza” di Roma. Tesi dal titolo “L’Archivio Antonio Gramsci fra edizioni e recuperi” (Tutor Prof. Giovanni Paoloni - Co-tutor Prof.ssa Linda Giuva) Titolo conseguito con lode il 17 luglio 2017. Si rinvia al CV per i riferimenti agli articoli della Lattanzi sulle carte di Gramsci.

 

 

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La scheda biografica di Tatiana Schucht (Tat´jana Apollonovna Šucht), a cura di Rossana Platone,  dal sito Russi in Italia. La scheda sorvola sul ruolo esatto di Tatiana nei rapporti tra autorità sovietiche e Gramsci, e in particolare su gli anni 1931-1934, forse quelli più onerosi per Tatiana nel tenere le file della rete di rapporti intorno a Gramsci, nonché -sembra da alcune lettere- negli stessi rapporti con l'esasperato Gramsci.





Tat´jana Apollonovna Šucht


Samara, 1887, Frunze, 1943
 
Nasce a Samara, seconda dei sei figli di Apollon Aleksandrovič Šucht. La prima figlia, Nadja (Nadežda, Nadine) nasce nel 1885 a Samara, dove Apollon Aleksandrovič si era ritirato con la giovane moglie, perché la sua casa pietroburghese, luogo di ritrovo di giovani rivoluzionari, era diventata sospetta alla polizia. Qui, due anni più tardi, nasce Tat'jana; poi, durante la deportazione del padre a Tomsk in Siberia, nel 1889 Evgenija (Ženja). Seguono Anna (Asja), nata nel 1894 in Russia, probabilmente a Carskoe Selo, Julja (Ginevra 1896- Peredel'kino 1980), moglie di Antonio Gramsci, e Viktor (Ginevra 1899 -?).
Nel 1894 Apollon con la moglie Julja Grigor'evna e i figli si trasferisce in Svizzera, a Ginevra, poi intorno al 1903 a Montpellier. Qui Nadine completa i suoi studi musicali, si laurea in lettere, ma frequenta anche i corsi di scienze naturali; in seguito va a lavorare a Tiflis, dove si sposerà e avrà un figlio Oleg Leont'ev.
Il resto della famiglia lascia Montpellier per Roma nel 1909. Asja e Julja studiano violino al liceo musicale presso il Conservatorio di Roma. Vi si diplomano entrambe. Asja diventerà violinista concertista e nel 1915 sposerà Fedor Zabel. Evgenija frequenta l'Accademia di Belle Arti. Tat'jana si laurea in Scienze Naturali, poi si iscrive alla Facoltà di medicina, superando quasi tutti gli esami, ma senza laurearsi.
Entro la fine del 1916 i vari membri della famiglia tornano in Russia. Solo Tat'jana resta a Roma, insegna scienze all'Istituto privato Crandon, fa traduzioni, dà lezioni private di russo, in seguito lavora alla rappresentanza commerciale dell'URSS a Milano e successivamente alla Legazione sovietica di Roma.
Le notizie che si hanno sul soggiorno di Tat'jana in Italia sono quasi tutte legate alla figura di Gramsci. Questi aveva conosciuto la futura moglie, Julia, nel 1922 al sanatorio di Serebrjanyj Bor. Nel 1923 ha inizio la loro convivenza, alla fine dello stesso anno Gramsci lascia la Russia, ma non può rientrare in Italia per non essere arrestato dal regime fascista. Nell'agosto 1924 nasce a Mosca il primo figlio della coppia, Delio. Alla fine del ‘24 Gramsci, eletto deputato, può rientrare in Italia e si stabilisce a Roma.
Nel febbraio 1925 rintraccia Tat'jana, che aveva temporaneamente interrotto la corrispondenza con la famiglia e non sapeva di avere un cognato italiano e un nipotino. Gramsci e Tat'jana incominciano a frequentarsi regolarmente, abitano nello stesso quartiere, Tat'jana in via Como 15 presso il socialista rivoluzionario russo Isaak Šrejder.
Nell'autunno del 1925 Julia viene a Roma col bambino e la sorella Evgenija. Vivono da Tat'jana. Julia lavora all'ambasciata sovietica. Nel 1926 Apollon Aleksandrovič viene per breve tempo a far visita alle figlie in Italia. Nell'agosto del ‘26 Julia torna a Mosca dove, alla fine dello stesso mese, nasce Giuliano. Evgenija e Delio si trattengono ancora per qualche giorno in Italia, Tat'jana li raggiunge, vanno insieme a Venezia.
Quando Gramsci viene arrestato l'8 novembre 1926 e trasferito a Ustica, poi a Milano nel gennaio del 1927, Tat'jana trova lavoro alla rappresentanza commerciale sovietica (maggio 1927) e si trasferisce a Milano, dove abita in via Montebello 7, poi via Filippino Lippi, presso Moreno, e infine in via Plinio 34.
Sempre nel 1927 Tat'jana riesce a stabilire un contatto con il cognato nel carcere di San Vittore a Milano, ma si ammala gravemente e passa sei mesi all'ospedale. È di salute cagionevole e la sua situazione economica è quasi sempre assai modesta.
Nel 1928 Gramsci è trasferito a Roma per il processo, Tat'jana lo segue, poi torna a Milano. Nell'ottobre del 1928 incontra per la prima volta a Milano l'economista Piero Sraffa, amico di Gramsci che mantiene i collegamenti con il partito. Su richiesta della madre, Gramsci è trasferito a Turi di Bari nell'agosto del 1928. Tat'jana lo va a trovare quando può; nel ‘29 si trasferisce a Roma, lavora all'Ambasciata sovietica, all'inizio del 1930 va a Turi, si ammala, vi resta oltre sei mesi. Quando Gramsci, soprattutto per suo interessamento, viene trasferito nella clinica del dottor Cusumano di Formia, lo va a trovare ogni fine settimana.
Nel giugno del 1935 Gramsci è trasferito alla clinica Quisisana di Roma, Tat'jana è da lui ogni giorno. È lei che amministra il denaro mandato dal partito per pagare la retta delle cliniche, per migliorare, nei limiti del possibile, le condizioni di vita del detenuto. Spesso, con i suoi magri fondi personali, compra generi alimentari che gli sono graditi, medicinali, abiti caldi. Si preoccupa di fargli arrivare i libri che gli occorrono, talvolta scrive relazioni per il partito sul suo stato di salute e sulle sue condizioni di vita, lo assiste fino all'ultimo giorno, avverte il fratello Carlo quando la situazione si aggrava, è presente al momento della morte. Insieme con Carlo si occupa dei funerali, fa fare delle fotografie, un calco del volto e della mano di Gramsci, segue tutte le pratiche burocratiche successive.
Non deve stupire se una nota biografica di Tat'jana contiene più notizie su Gramsci che su di lei; lei stessa diceva di non saper vivere per sé, e senza dubbio gli ultimi dodici anni della sua vita sono stati consacrati a Gramsci. È Gramsci la ragione principale (non la sola) che la tiene per tanti anni lontana dalla Russia.
Rientrata in Russia nel 1938, dopo la morte di Gramsci (aprile 1937), muore nel 1943 a Frunze, dove la famiglia è evacuata per motivi bellici.

Bibliografia essenziale. La sconfinata bibliografia gramsciana contiene numerosissimi riferimenti a Tat'jana, nel ruolo di tramite tra Gramsci e il partito, direttamente o attraverso Sraffa, di collegamento tra Gramsci e la famiglia e di affettuosa amica del prigioniero, al quale offre un costante appoggio materiale e morale. L'unico libro dedicato essenzialmente a Tat'jana è:
A. Natoli, Antigone e il prigioniero, Roma, Editori Riuniti, 1990.
Su di lei si possono utilmente consultare:
A. Gramsci, Lettere dal carcere, a cura di A. Santucci, 2 voll. Roma, ed. l'Unità, 1988 (contiene le lettere a lei di Gramsci).
A. Gramsci, T. Schuscht, Lettere 1926-1935, a cura di A, Natoli e C. Daniele, Torino, Einaudi, 1997.
T. Schucht, Lettere ai familiari, Roma, Editori Riuniti, 1991 (contiene lettere di Tat'jana alla famiglia in Russia, e alla famiglia di Gramsci in Sardegna).
P. Sraffa, Lettere a Tatiana per Gramsci, introd. e cura di V. Gerratana, Roma, Editori Riuniti, 1991.
È in preparazione l'edizione nazionale delle Opere di A. Gramsci (sono usciti finora i primi due tomi).

Nota
Nelle fonti italiane bibliografiche e archivistiche si incontra come Tatiana Schucht.

Fonti archivistiche
Archivio della Fondazione Istituto Gramsci, Fondo Tatiana Schucht.

Rossana Platone