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Note di biografia gramsciana,
e sulle vittime italiane delle epurazioni staliniane

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giovedì 22 aprile 2021 (revisione: 27 novembre 2021 23:45:12)

Pons 2021. Appunti di lettura

Silvio Pons, I comunisti italiani e gli altri, Einaudi, Torino, 2021.

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COMMENTI E NOTE DI LETTURA DA COMPLETARE DI SCRIVERE
  • su Silvio Pons, vedi il post su il suo libro su Berlinguer;
  • Pons ha una particolare attenzione alle ricerche di archivio, aiutata probabilmente da una ovvia facilità di accesso agli archivi del PCI conservati presso la FIG di Roma, ma anche da una notevole familiarità con i fondi del RGASPI di Mosca, e nel corso della sua carriera di ricercatore ha scoperto e reso noto molti documenti assai interessanti. Non mi sembra che in questo libro per il centenario del PCI citi documenti di nuova scoperta, ma alcuni tra quelli che cita sono sicuramente degni di essere segnalati, per dirne uno le note conservate a Mosca di un colloquio dell'ottobre 1944 tra Stalin e Churchill, in cui il primo rassicura il secondo che "Togliatti non è un politico incline a imbarcarsi in «avventure» senza sbocco", vedi.  Il libro non comprende una appendice documentaria, e per i documenti conservati a Mosca non viene indicato se siano stati pubblicati, o se siano almeno disponbili in copia presso la FIG.  (Per i documenti citati si cerchi 'Rgaspi' nelle note del testo di Pons, i link attivi collegano ai passi in cui ai documenti ci si riferisce).
  • 'I comunisti italiani e gli altri' offre una ricostruzione complessiva della storia del PCI sicuramente assai interessante. "Gli altri" del titolo rinvia alla esplicita impostazione di fondo, quella di leggere il comunismo italiano in una "un’ottica internazionale", e più esattamente sottolineando e studiando modi, prassi e dinamiche della "costruzione di senso dei nessi tra identità nazionali e appartenenze internazionali". In questo il libro io credo sia benvenuto, perché affronta con grande attenzione, senza inutili e ormai del tutto anacronistiche reticenze, e il beneficio di decadi di studi post collasso dell'URSS, la vexata quaestio dei rapporti del PCI con l'URSS, o meglio, più correttamente, dei rapporti con l'articolato complesso dei partiti comunisti nel mondo, dal 1921 fino al 1989.

    Assunto ma anche risultato dell'ampia ricostruzione di Pons è che il PCI appartenne a la rete transnazionale del comunismo (reale) mondiale, 'gli altri' del titolo è da intendere riferirsi a gli altri partitti comunisti (ed eredi della Terza internazionale). A quella rete, il PCI partecipò con convinzione e vi fece riferimento, dal 1921 e fino alla fine, condividendone i riti, le dinamiche, anche centrifughe, e i suoi vincoli, pur nelle difficoltà e contrarietà, e forse soffrendo di qualche periodo di separazione in casa. (Dalla ricostruzione di Pons risultano del tutto artificiose eventuali letture per cui il PCI sarebbe via via diventato una forza genericamente progressista,  positivamente eclettica, con rapporti a 360º -e da considerare sullo stesso piano-con liberal-democratici statunintensi, socialdemocratici europei, cattolici democrativi, vari terzomondisti e anche, ma tra i tanti, i comunisti).

    Stante questa impostazione, ci può domadare come  quella preferenza e correlato senso di appartenenza si formò, e poi, nelle varie fasi, si consolidò e/o si mantenne; e poi anche con quali modalità di fondo il PCI si mosse in quelle relazioni preferenziali, con quali risorse, con quali capacità di lettura della realtà dei problemi del comunismo nel mondo, secondo quali strategie e tattiche, e secondo quali capacità di una loro rielaborazione e autocorrezione, e poi credendo a quali principi a carattere universalistico e con quale comprensione, nelle varie fasi, dei vincoli e/o delle possibilità che quella appartenenza imponeva e rispettamente concedeva.

  • La prima sezione della prima parte, I. Rivoluzione ed egemonia, è dedicata al formarsi ed evolversi della posizione di Gramsci nel contrasto tra PCdI e bolscevici russi, fino al noto scambio epistolare con Togliatti del 1926. Su quest'ultimo trovo interessante la conclusione di Pons: Gramsci non era "volto ad affermare soltanto ragioni di principio e di politica nazionale del Pcd’I", Togliatti "non faceva valere esclusivamente ragioni di disciplina", ambedue ragionavano in termini internazionalisti, ma mentre "Gramsci si convinse che la frattura della vecchia guardia bolscevica potesse compromettere la risorsa simbolica rappresentata dallo Stato sovietico, quale condizione essenziale dell’egemonia internazionale [...] Togliatti "non condivise questa persuasione e puntò invece sulla concreta solidità rappresentata dalla forza della maggioranza raccolta attorno a Stalin". Non sono invece convinto che la ricostruzione complessiva di Pons rappresenti adeguatamente come si sviluppò il contrasto contro Bordiga, l'evolversi delle stesse posizioni di Gramsci e le sue motivazioni, l'evolversi e il peso del ruolo della volontà russa nell'affermarsi di Gramsci, e i costi politici che ciò comportò in Italia tra il 1922 e il 1926, in particolare del come la diatriba, da una parte, sfibrò il PCd'I probabilmente più di quanto in genere si consideri limitandone l'azione in Italia, e, da l'altra parte, non aiutò neppure una qualche forma di azione comune con i socialisti (questa seconda è questione annosa che Pons non affronta, forse perché fuori dall'impostazione di studio che si è dato).
  • Tradizionale e non convincente l'esposizione di Pons degli anni difficili, i terribili anni dal 1935 alla guerra nazista contro l'URSS, tra Stalinismo e antifascismo; in particolare Pons è troppo accondiscendente con il ruolo di Togliatti, che è il protagonista del suo racconto. Una qualche cautela, innanzitutto, Pons avrebbe dovuto mostrare nel riconoscere che molti passaggi sono ancora oscuri, e che diversi momenti di quegli anni delle biografie dei diversi protagonisti del comunismo italiano sono ancora da puntualizzare con la necessaria acribia, che le biografie più o meno ufficiali presenti in voci di enciclopedia, dizionari biografici, e libri di memorialistica sono tutte alquanto (auto)censurate se non del tutto omertose, e in gran parte da riscrivere. Sarebbe forse stato utile riconoscere che una ricerca sistematica delle fonti nascoste negli archivi, sopratutto russi ma non solo, non è mai stata compiuta in modo sistematico ed esauriente, e non tanto per difficoltà oggettive o chiusura degli archivi. Appare francamente censurabile che non siano ricordati per nome gli italiani emigranti politici in URSS, periti fucilati nel poligoni di tiro di Butovo o nel gulag di Severo-Vostočnyj, e lo stesso si può dire per l'omissione di ricordare Romano Cocchi, i motivi del suo dissenso, il suo destino. Raccontare il 1938 ricordando l'arresto di Robotti e non la promozione di Roasio nel centro ristretto di organizzazione creato nell'Agosto 1938 (Roasio vi fu insieme a Grieco, Berti e Di Vittorio), significa minimizzare il ruolo di Togliatti e ripetere acriticamente una ricostruzione di comodo che risale di fatto ai brevi cenni autobiografici di Togliatti stesso (su tutto ciò vedi il mio articolo Gli Elenchi).

    Non mi esprimo sulla ricostruzione del ruolo di Togliatti in Spagna e sul significato politico della sua presenza. La letteratura sulla guerra civile spagnola è assai ampia, e io ne ho minima conoscenza. La domanda a monte è quanto le modalità della presenza sovietica in Spagna furono motivate, da un certo momento in poi (se non da subito) dal riorientamento della politica estera sovietica al patto con la Germania nazista, e nel caso quanto Togliatti se ne fece portatore ed esecutore. Pons tende a individuare una linea Dimitrov/Togliatti tacitamente diversa se non alternativa da quella di Stalin, ma non offre a sostegno evidenze così decisive.

    Anche più complessa la ricostruzione delle difficoltà di Togliatti a Mosca tra il 1940 e il 1941, tra la (presunta?) ostilità delle sorelle Schucht e qualche commento avverso da dirigenti del PCE (Díaz, Ibárruri) che Pons ricorda. L'episodio della missiva delle Schucht, di cui Pons scoprí i documenti negli archivi russi, va forse ancora riletto con ulteriore attenzione all'esatto svolgersi della vicenda Gramsci negli ultimi anni della sua vita, e in particolare il coinvolgimento dell'Ambasciata sovietica a Roma in modi più quotidiani di quanto la scarsa documentazione nota (mai ritrovata per le carte diplomatiche sovietiche né quelle della sorveglianza italiana a Formia) rilevi. Una qualche difficoltà di Togliatti dopo la dichiarazione di guerra dell'Italia all'URSS credo fosse nell'ordine delle cose. Si dovrebbe forse consultare sistematicamente le carte della Bloageva, se ancora presenti negli archivi, per capire quanto i commenti ostili furono presi sul serio.

    Pons conclude il capitolo affermando che con "la guerra di Hitler a Est [si prefigura] la possibilità di un riscatto, le visioni, le analisi e le identità legate all’antifascismo costituivano una risorsa essenziale", chiusa io direi fin troppo generosa nei confronti di Togliatti, che più plausibilmente Togliatti mi sembra debba invece essere ricordato per chi in modo convinto condivise modalità decisionali e scelte di fondo (e abilità tattiche) del gruppo dirigente staliniano come quelle che meglio potevano permettere il successo dell'URSS, e quindi del movimento comunista, nella competizione mondiale.